i pensieri migliori germogliano nell' ozio.
"Se un letterato d'infimo rango sente parlare del Tao,
lo deride grossolanamente.
Se non lo deridesse,
non potrebbe trattarsi del Tao."(Libro del tao. cap. XLI)
A volte mi chiedo cosa devo intendere per Tao: Vuoto, nascosto, libero, spontaneo, flessibile, leggero, sensibile, azione ecc...
Poi il pensiero mi suggerisce che il Tao è il suono nel suono, l'eco nell'eco, la forma nella forma, l'ombra nell'ombra ecc...
Tuttavia quando mi soffermo sulla denominazione Tao, ecco, mi viene spontaneo affermare che essa è in se stessa un rinunciare a dire, piuttosto che un'affermazione; e questo tanto più quando leggo che vengono usate migliaia di definizioni particolari, una infinità di termini, una enormità di analisi.
Penso che tutta questa inflazione di cose dette, scritte, affermate sul Tao, ci allontana da esso, molto più di quanto si possa immaginare; perdendo di vista in che modo esso costituisca il fondamento " Sull'inizio delle diecimila cose". In tal modo l'uomo determina la propria interiorità, annegando sempre nell'inferiorità.
L' uomo comune, ordinario, è incapace di tracciare la propria Via, di vivere la propria Virtù, di scoprire la Verità delle cose così come sono; precipitando confusamente da un estremo all'altro. Sempre in movimento, preso com'è dalla smania di possesso, disorientato non riesce a trovare il sentiro che conduce all'origine di se stesso.
Perchè questo? Perchè la vita è posta all'interno dell'essere umano, ed essa non ha reale attaccamento all'esistenza esterna.
Perchè Il Tao esiste, ed esso non si fa mai attendere altrove.
Per questo è "Quì e ora".
Tao:" Ciò che riusciamo ad apprendere non è mai frutto unicamente d' uno studio; nel processo di apprendimento, certe nozioni arrivano da sole, senza che ci si possa sforzare di acquisirle." [da "Vivere il taoismo" L.V.Arena, ed. oscar mondadori]

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